DVR e rischio COVID-19: il primo orientamento della Corte di Cassazione sull’omessa integrazione/aggiornamento

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Con la sentenza n. 20416 del 24 Maggio 2021, la Suprema Corte di Cassazione, Sezione IV Penale, si è pronunciata per la prima volta in materia di omesso aggiornamento del Documento Unico di Valutazione dei Rischi («DVR») con i rischi e le misure COVID-19.

La Corte è stata infatti chiamata a pronunciarsi sul sequestro preventivo di una casa di riposo, emesso dal giudice per le indagini preliminari di Caltagirone nei confronti del legale rappresentante della struttura, indagato per epidemia colposa e per violazioni in materia di salute e sicurezza. In particolare, durante gli accertamenti svolti dai Carabinieri, veniva segnalata «l’omessa doverosa integrazione del documento di valutazione dei rischi con le procedure previste dal DPCM 24 Aprile 2020 e l’omesso aggiornamento dello stesso».

Il sequestro preventivo disposto dal GIP veniva in un primo tempo annullato dal Tribunale del riesame di Catania. Successivamente, il Procuratore della Repubblica del Tribunale di Caltagirone impugnava con ricorso in Cassazione l’ordinanza di annullamento del sequestro, rilevando come anche la mancata integrazione e/o l’omesso aggiornamento del Documento di Valutazione dei Rischi rispetto al rischio biologico in generale, e a quello da COVID-19 in particolare, costituiscano condotte idonee ad integrare gli estremi del reato di epidemia colposa a fronte della loro efficienza causale a cagionare la stessa (nel caso di specie, numerosi anziani - poi deceduti - e lavoratori della residenza, erano risultati positivi al COVID-19).

Ebbene, la Corte di Cassazione respingeva il ricorso presentato dal Procuratore della Repubblica sulla base delle seguenti argomentazioni:

  • non configurabilità del delitto di epidemia colposa: in tema di epidemia colposa, non è configurabile la responsabilità a titolo di omissione. A tal fine, l’art. 438 c.p. richiede infatti espressamente una condotta commissiva a forma vincolata (i.e. «la diffusione di germi patogeni»);
  • non sussistenza del nesso di causalità tra l’omessa integrazione/aggiornamento del DVR e la diffusione del virus all’interno della casa di riposo: come correttamente rilevato dal Tribunale del riesame, in assenza di qualsivoglia accertamento circa l’eventuale connessione tra l’omessa integrazione/aggiornamento del DVR e la diffusione del COVID-19 tra i pazienti e il personale della casa di riposo, non è possibile ravvisare la sussistenza del nesso di causalità tra la predetta omissione e la diffusione del contagio. Ed infatti «non è da escludere che qualora l’indagato avesse integrato il documento unico di valutazione dei rischi e valutato il rischio biologico ex art. 27 del Decreto Legislativo n. 81/2008, la propagazione del virus sarebbe comunque avvenuta per fattori causali alternativi (come ad esempio la mancata osservanza delle prescrizioni impartite nel DPCM  per le case di riposo, quali di indossare le mascherine protettive, del distanziamento o dell’isolamento dei pazienti già affetti da covid, ovvero a causa del ritardi negli esiti del tampone».

Per la Corte di Cassazione, la propagazione del virus presso il luogo di lavoro non può dunque essere considerata quale causa diretta ed automatica della mancata integrazione/aggiornamento del DVR. Ed infatti, il contagio ben può essere riconducibile ad altri fattori, primo fra tutti, la mancata osservanza delle misure previste dalla normativa emergenziale (si pensi ai numerosi DPCM susseguitesi negli ultimi mesi e al «Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus COVID-19 negli ambienti di lavoro»).

L’orientamento espresso dalla Suprema Corte, oltre ad essere - come anticipato - il primo in materia, ha certamente il merito di mettere in luce un aspetto di fondamentale importanza nella gestione del rischio epidemiologico nei luoghi di lavoro: al di là degli obblighi «formali» ai quali il datore di lavoro è sempre tenuto ad adempiere, nell’accertamento delle responsabilità del datore di lavoro connesse alla diffusione del contagio, deve essere attribuita rilevanza prevalente al rispetto e all’implementazione in concreto di tutte le misure previste dalla normativa emergenziale.

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