Il “New Deal” del processo penale

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Lo scorso 4 ottobre 2021 è stata pubblicata in gazzetta ufficiale la legge con la quale il Parlamento italiano delega il Governo ad introdurre importanti modifiche del processo penale.

Questa riforma è ispirata ad alcune linee programmatiche, da tempo attese dal mercato, che mirano a risolvere alcune patologie purtroppo ben note, anche a livello internazionale, del processo penale italiano: e cioè, in primo luogo, la sua estrema ed endemica lentezza, che talvolta porta il processo penale italiano ad essere percepito come una macchina che “gira a vuoto”, in cui alla fine risultano frustrate tanto le aspettative delle persone offese, quanto quelle degli imputati; in secondo luogo, il suo ormai inaccettabile ritardo nell’uso delle nuove tecnologie, anche rispetto al processo civile italiano, che risultano oggi strumenti indispensabili per rendere più efficiente l’amministrazione della giustizia.

In questo scenario, la riforma si muove dunque su tre direttrici principali:

1. Ridurre la durata dei processi in media quantomeno del 25%. Obiettivo peraltro indispensabile per accedere ai fondi del PNRR e in generale per concessione dei fondi UE.

Molte sono le indicazioni rivolte al Governo su questo fronte. Le principali sono: a) introdurre meccanismi di controllo contro l’inazione del Pubblico Ministero, per evitare che i fascicoli giacciano per anni sostanzialmente fermi in fase di indagine; b) ridurre i casi in cui prima del dibattimento è prevista la celebrazione di una “udienza preliminare”, che spesso si risolve in una tappa superflua fra le indagini e il dibattimento; c) imporre al giudice del dibattimento una precisa calendarizzazione delle udienze; d) fissare tempistiche massime per la celebrazione dei giudizi di appello e di Cassazione, con possibili deroghe motivate solo per i reati più gravi, e prevedere che superati i termini il reato diventi improcedibile; e) introdurre un Ufficio per il processo, e cioè introdurre un team a supporto del Giudice che lo aiuti a rendere più veloce ed efficiente la celebrazione dei processi.

2. Introdurre meccanismi deflattivi finalizzati a ridurre concretamente il numero di procedimenti penali che arrivano alla fase dibattimentale, e a tal fine incentivare la definizione di procedimenti con riti alternativi.

Su questo fronte, il Parlamento italiano chiede al Governo: a) di limitare l’azione penale del P.M. ai casi in cui l’accusa ritenga che vi sia una ragionevole previsione di condanna, e non quando – come accade oggi – gli elementi acquisiti siano semplicemente idonei a sostenere l’accusa in giudizio; b) di incentivare l’uso del rito del patteggiamento, consentendo di poter negoziare con la pubblica accusa anche le somme da confiscare; c) incentivare l’uso del c.d. giudizio abbreviato.

3. Introdurre una vera e propria digitalizzazione del processo penale, con un piano triennale per raggiungere l’obiettivo.

Sul punto, il Governo italiano dovrà in particolare: a) prevedere modalità digitali per le notifiche, le comunicazioni e i depositi degli atti; b) prevedere la audio/videoregistrazione delle dichiarazioni rese dai testimoni in fase di indagini; c) prevedere la possibilità, con il consenso delle parti, che alcuni atti e le stesse udienze possano avvenire da remoto.

Da ultimo, ma non per ultimo, è opportuno evidenziare che il Parlamento chiede al Governo di prevedere espressamente che la mera iscrizione di una persona nel registro degli indagati non possa comportare alcun pregiudizio sul piano civile e amministrativo. Aspetto molto interessante, perché in Italia si è storicamente assistito, purtroppo, a strumentalizzazioni per le più varie finalità della mera circostanza che una persona risulti sottoposta ad indagini nell’ambito di un procedimento penale.

Naturalmente occorrerà attendere le decisioni del Governo per avere maggiori dettagli sull’attuazione di questa ambiziosa riforma, ma riteniamo che la direzione intrapresa sia quella corretta, perché maggiore efficienza del sistema penale significa maggiore equità, maggior trasparenza e maggior attrattività del nostro Paese verso gli investitori stranieri, che devono poter fare affidamento su un sistema giudiziario più veloce, digitale e moderno.

Vi terremo allora aggiornati sui prossimi sviluppi di questa riforma.

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