L’Autorità di concorrenza greca avvia un’istruttoria nella filiera alimentare

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Il 9 settembre 2021, i funzionari dell’Autorità di concorrenza greca (“HCC”) hanno svolto ispezioni a sorpresa presso le sedi di diverse società attive nella fornitura e vendita al dettaglio di prodotti ai supermercati (cereali, latte, caffè, marmellata, bevande e formaggio).

Ulteriori ispezioni sono state effettuate presso un’associazione di categoria attiva nei mercati oggetto d’indagine il successivo 27 settembre u.s.

L’istruttoria, avviata d’ufficio dalla HCC, è volta ad accertare possibili condotte anti competitive nell’ambito di accordi orizzontali e/o verticali fra operatori della filiera alimentare sulla base della legge antitrust greca.

Come noto, le ispezioni costituiscono uno degli strumenti più incisivi per il reperimento delle prove nell’ambito delle istruttorie volte all’accertamento delle violazioni del diritto della concorrenza da parte della Commissione europea e delle Autorità di concorrenza nazionali (“ANC”).

Tale strumento di accertamento sarà ulteriormente potenziato a seguito del recepimento della Direttiva (UE) 2019/1 (“Direttiva”), volta a garantire l’applicazione uniforme a livello europeo della normativa antitrust, attraverso l’armonizzazione e l’ampliamento dei poteri di enforcement delle ANC.

In Italia, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (“AGCM”) ha il potere di svolgere ispezioni nei locali delle imprese con l’ausilio della Guardia di Finanza, di verificare la documentazione ivi presente ed estrarne copia, di apporre sigilli agli edifici, nonché di interrogare sul posto il personale, che ha l’obbligo di collaborare. Come emerge dall’attuale versione dello schema di Decreto Legislativo di recepimento della Direttiva, a seguito della relativa implementazione, l’AGCM potrà effettuare ispezioni anche presso locali privati e abitazioni, previa autorizzazione con decreto motivato emesso dal procuratore della Repubblica, se l’Autorità nutrirà il fondato motivo di ritenere che in quei luoghi si possa reperire la documentazione che dimostra comportamenti illeciti. Specialmente nel contesto della pandemia, caratterizzato da un diffuso ricorso delle imprese allo smart working, si tratta di un incisivo mutamento del quadro normativo applicabile, del quale le società dovranno tenere conto nel disegnare il proprio programma di compliance antitrust.

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