Trasferimento di quote in violazione della clausola statutaria di gradimento

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La Corte di Cassazione ha recentemente statuito (Cass. Civ. – Sez. I - 9 aprile 2021, n. 9461, sent.), che la mancata espressione del consenso dei soci, specificamente richiesto dallo statuto di una società a responsabilità limitata nel caso di trasferimento di quote sociali per atto tra vivi, renda detto trasferimento inefficace, oltre che nei confronti della società, anche nei confronti delle parti.

In via preliminare, si consideri che le clausole di gradimento costituiscono disposizioni statutarie o parasociali per mezzo delle quali si subordina l’ingresso di un soggetto nella compagine sociale e di conseguenza il trasferimento delle quote di una società, al previo gradimento di un organo sociale1, dei soci o – addirittura – di terzi (come espressamente previsto per le S.r.l. dall’art. 2469, comma 2, del Codice Civile). La ratio di tali clausole è dunque quella di garantire la stabilità della compagine sociale, evitando l’ingresso di nuovi soggetti che possano pregiudicare gli interessi dell’impresa sociale.

È di primario interesse evidenziare che, stante il silenzio del Legislatore sul punto, si è sviluppato un ampio dibattito dottrinale e giurisprudenziale attorno alle conseguenze giuridiche che si verificherebbero nel caso in cui fosse posto in essere un trasferimento di partecipazioni sociali in violazione di una siffatta clausola di gradimento.

A tal proposito, dottrina e giurisprudenza maggioritaria sostengono che un tale trasferimento debba considerarsi inefficace, con conseguente impossibilità per il cessionario di esercitare i diritti sociali connessi alla partecipazione trasferita. Tuttavia, nell’ambito dell’inefficacia, si discute se essa sia relativa o assoluta, ovvero se, rispettivamente, il trasferimento di partecipazioni in violazione di una clausola di gradimento debba, rispettivamente, considerarsi (i) inopponibile alla società le cui quote sono state trasferite, ma efficace tra le parti contraenti; oppure (ii) non solo inopponibile alla società, ma anche improduttivo di effetti inter partes.

Un ulteriore apporto al dibattito di cui sopra è stato recentemente offerto dalla citata pronuncia della Corte di Cassazione. Il Supremo Collegio si è pronunciato in merito al trasferimento da parte di due soci delle partecipazioni da essi detenute in una società a responsabilità limitata, avvenuto in violazione di una clausola di gradimento prevista in statuto.

Nello svolgimento dell’iter argomentativo, la Suprema Corte ha sottolineato che la previsione statutaria ricorrente nel caso di specie richiedeva che “l’ammissione del nuovo socio dovesse essere preventivamente approvata dall'assemblea con maggioranza assoluta”, in ossequio al principio espresso dall’articolo 2496, comma 2, del Codice Civile in base al quale è lecito che “l’atto costitutivo preveda l’intrasferibilità delle partecipazioni o ne subordini il trasferimento al gradimento di organi sociali, di soci o di terzi senza prevederne condizioni e limiti, o ponga condizioni o limiti che nel caso concreto impediscono il trasferimento a causa di morte”. Di seguito, la Corte di Cassazione ha ripercorso l’ampio dibattito dottrinale concernente le conseguenze giuridiche del trasferimento di partecipazioni sociali in violazione di una siffatta clausola.

Quanto all’improduttività degli effetti inter partes, la Suprema Corte, richiamando una propria precedente pronuncia (Cass. 30 settembre 2005, n. 19203), ha sostenuto che il trasferimento di quote avvenuto in violazione di una clausola di gradimento renda il trasferimento inefficace anche nei confronti delle parti in esso coinvolte. Infatti, con tale sentenza, si era statuito che “in via di principio, è possibile ammettere che il trasferimento della partecipazione in una società di capitali sia a certi fini efficace ed operante tra le parti indipendentemente dalla sua opponibilità alla società. Tuttavia, quando si tratti di una società a responsabilità limitata, le cui quote non sono naturalmente destinate alla circolazione, una siffatta distinzione è scarsamente plausibile e, comunque, richiederebbe una valutazione in concreto dell’ipotetica volontà in tal senso espressa dai contraenti interessati, non potendosi di sicuro presumere che essi abbiano inteso perfezionare il trasferimento della quota anche a prescindere dalla concreta successiva possibilità, per il cessionario, di esercitare nei confronti della società i diritti inerenti alla qualità di socio”.

Per quanto concerne invece l’inopponibilità del trasferimento nei confronti della società, il Supremo Collegio ha sottolineato come l’esito del dibattito non possa che confermare che i trasferimenti avvenuti in violazione di una clausola di gradimento debbano in ogni caso essere considerati inopponibili nei confronti della società le cui quote sono state cedute.

1. Si può trattare di un organo sociale collegiale (i.e. l’assemblea dei soci; l’organo amministrativo; l’organo di controllo), monocratico (ad esempio, l’amministratore delegato).

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