Passante scivola e cade nei pressi di un negozio: la responsabilità del titolare

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I danni causati a clienti e passanti a causa di cadute avvenute all’interno o in prossimità di negozi o supermercati rappresentano per quest’ultimi una frequente fonte di contenziosi. Le circostanze che possono condurre a simili incidenti sono molteplici e la giurisprudenza ha spesso affermato la responsabilità civile di attività commerciali per il risarcimento dei danni subiti come conseguenza di essi, facendo riferimento a diverse norme a seconda delle specifiche circostanze del caso concreto.

La vicenda esaminata dalla Corte di Cassazione

Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha evidenziato un particolare profilo di responsabilità che può configurarsi in capo al titolare di un’attività commerciale in una simile evenienza (Cassazione civile sez. VI, 21/01/2021, n.1107). Nel caso di specie, la Corte si è infatti occupata di valutare il caso di un passante caduto sul marciapiede di fronte a un negozio a causa di un liquido scivoloso lasciato sullo stesso presumibilmente da una persona che si occupava delle pulizie nella struttura interessata. La Cassazione ha affermato la responsabilità del titolare del negozio per i danni conseguenti alla caduta, con riferimento all’articolo 2049 del Codice Civile.

L’articolo in questione determina la responsabilità dei padroni e dei committenti per i danni arrecati dal fatto illecito dei loro domestici e commessi nell'esercizio delle incombenze a cui sono adibiti. La terminologia arcaica della norma, poco rappresentativa di attuali rapporti lavorativi e contrattuali e dunque poco chiara circa la sua estensione, ha permesso un’interpretazione ampia della stessa da parte della giurisprudenza. Pur risultando pacifico che il dettato dell’articolo comprenda i casi di responsabilità del datore di lavoro per le azioni commesse dal lavoratore subordinato, non risultano rare le pronunce che predicano l’applicazione dell’art. 2049 c.c. anche a rapporti di lavoro differenti o persino a rapporti nei quali un individuo abbia agito per conto di un altro per motivi non inerenti a vincoli contrattuali.

La sentenza in esame ha adottato il suddetto approccio interpretativo. La Corte di Cassazione ha infatti affermato la responsabilità del titolare del negozio ex art. 2049 c.c., nonostante non sia stata dimostrata la qualifica di lavoratore subordinato dell’addetto alle pulizie incolpato di aver posto l’acqua saponata sul marciapiede. Tale prova è stata ritenuta irrilevante a fronte dell’evidenza che il soggetto coinvolto risultava aver agito su incarico del titolare.

Considerazioni conclusive

Applicando l’art. 2049 c.c., la Corte ha configurato un regime di responsabilità particolarmente rigoroso per i titolari di esercizi commerciali coinvolti in incidenti analoghi a quello descritto.

Si segnala in merito che l’art. 2049 c.c. rappresenta un’ipotesi di responsabilità oggettiva per il preponente, il quale pertanto non può liberarsi sostenendo l’assenza di colpevolezza o dolo nelle proprie azioni.

Peraltro, perché sia affermata la responsabilità del titolare del negozio non è necessario che vi sia una diretta relazione di causa-effetto tra l’esercizio delle incombenze del preposto e il danno causato. Secondo un orientamento giurisprudenziale consolidato, a cui la Sentenza n. 1107/2021 si allinea, è ritenuto sufficiente che vi sia un rapporto di necessaria occasionalità tra le mansioni assegnate e il fatto del commesso. In altri termini, non rileva che il preposto non abbia adempiuto al proprio incarico, non seguendo gli ordini del preponente o abbia agito con dolo per proprio interesse. Il titolare dell’esercizio commerciale verrà ritenuto responsabile ogniqualvolta sia individuato un collegamento funzionale o strumentale tra le incombenze affidate al preposto e il danno lamentato.

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